martedì 28 luglio 2015

Vieni qui vicino


Oggi, proprio oggi, ed io lo so il perché, voglio ribadire che a volte basta un semplice "vieni qui vicino" per riaprire una porta chiusa, per curare una ferita, per cancellare un brutto ricordo.
Le nostre strade sono piene di bivi senza segnaletica, di buche e tratti sconnessi, di salite faticose e di interminabili noiose pianure.
Percorriamo dei tratti insieme a qualcuno finché non decidiamo per la salita o la pianura assolata anche se l'altro, o gli altri, preferirebbero la discesa o il bosco.
Il tipo di percorso diventa più importante di chi ci accompagna. A volte decidiamo di proseguire da soli o con inebrianti nuove compagnie.
Ma se stiamo attenti ci accorgiamo che la strada di coloro a cui teniamo non è poi così lontana dalla nostra, e non è un caso.
Basta fare un paio di passi per riuscire a farci sentire mentre diciamo "vieni qui vicino".
Bastano 3 parole, dette sottovoce, magari sulla scomoda panchina dove cercavamo il riposo, per riparare e rimediare.
Basta non aver paura di riavvicinarsi.
Non respingere chi si riavvicina.
Basta poco, ma a volte non lo vogliamo fare.
....dedicato a chi ritorna, a chi si allontana e a chi ancora non sa dove andare......

giovedì 16 luglio 2015

Solo per te la mia canzone vola


Oggi, 20 anni fa, se n'è andata la mia mamma.
Al di là del pensiero nostalgico che da allora accompagna ogni giorno della mia vita, nel corso di questi lunghi anni ho fatto un gioco: mi sono immaginata di vivere i miei momenti importanti assieme a lei.
Ho immaginato che venisse a trovarmi all'ospedale alla nascita dei miei bambini, e che iniziasse a darmi consigli che io avrei inevitabilmente respinto giudicandoli obsoleti.
Ho immaginato quindi di raccontarle della fine del mio matrimonio, ma anche dei problemi di lavoro o altre questioni più banali, sicura che la discussione sarebbe finita con la solita litigata.....
....e dopo 5 minuti rieccoci pronte a discutere di un'altra cosa e a litigare di nuovo.
Negli ultimi tempi invece immagino la mia giornata impegnata a fare qualcosa per lei ormai anziana.... Magari fare la spesa -litigando- accompagnarla a fare qualche esame medico -litigando- perché in fin dei conti il nostro rapporto era così: due caratteri opposti, due modi opposti di vedere la vita che davano il via a continue interminabili discussioni.
Sono stata la figlia sbagliata, o forse erano i miei genitori ad essere per me la famiglia sbagliata, o più semplicemente -comincio a capirlo solo ora- la libertà di opinione ed espressione era talmente ampia da consentire infuocati dibattiti su ogni argomento.
Il solo consiglio della mamma che ho sempre seguito, forse perché me lo ha ripetuto fino alla nausea, è stato "Studia, lavora e cerca di non dipendere mai da nessuno".
Per il resto, ogni cosa è sempre stata motivo di disaccordo o di discussione.
Se lei fosse ancora qui, probabilmente io sarei ancora la figlia ribelle che non gliene dava mai vinta una, invece ho dovuto fare i conti con il mio diventare donna, mamma ed ora 'anagraficamente matura' senza avere un modello da seguire o rinnegare, e soprattutto senza la certezza che con quella persona, e solo con lei al mondo, dopo una furiosa litigata ci sarebbe stato ancora l'amore.

venerdì 3 luglio 2015

Paghiamo il conto



Oggi, venerdì 3 luglio 2015 presento istanza di fallimento per l'attività di genitore svolta fino ad ora.
Sembra che ogni sforzo di trasmettere i valori in cui credo ed un'impostazione di vita secondo i comuni canoni di civiltà sia stato vano.
Mille domande mi investono ad ondate, ma quello che riassume tutto il concetto è uno solo: dove ho sbagliato?
Credo che, come me, molti altri genitori di figli adolescenti si arrovellino in quesiti senza risposta.
Per quanto mi riguarda, potrei affermare che il primo errore commesso è stata la scelta dell'uomo con cui mettere su famiglia, poi sicuramente non sono stata capace di essere moglie secondo i canoni imposti ed ambiti da un certo tipo di maschilismo sottilmente diffuso, e successivamente nemmeno compagna di chi avrebbe potuto affiancarmi e supportarmi in questo difficile compito di unico genitore.
Essere costretta a lavorare sempre tantissimo per riuscire a mantenere questa mezza famiglia sgangherata sicuramente mi ha tolto tempo prezioso da trascorrere con i miei figli, specialmente negli ultimi anni, quando è comparsa questa componente per me fino ad allora sconosciuta chiamata stanchezza. E forse questo ruolo di capofamiglia, con tutto il carico di responsabilità da gestire, le notti insonni a pensare a come venirne fuori, negli anni mi ha resa più dura, impedendomi di essere quella mamma giocosa ed affettuosa che sono stata un tempo.
Forse, la mancanza di una spalla su cui appoggiarmi, magari solo per piangere, di quell' abbraccio prima di dormire, o di quelle stupide magiche parole "Andrà tutto bene" o "ce la faremo" ha fatto sì che non riuscissi a mia volta ad abbracciare i miei figli per rassicurarli che qualsiasi cosa sarebbe successa io ci sarei stata e li avrei protetti.
Sentirsi dire dalle persone che ti conoscono quanto sei brava a riuscire a fare la madre ed i padre serve a poco; non hanno idea di ciò che questo realmente comporti e del fatto che brava non lo sia per niente, sto facendo solo quello che si dovrebbe in situazioni come queste e fare la mamma-papà mi riesce pure male.
Avrei voluto che i miei figli al rientro da scuola trovassero me e non un piatto di pasta da scaldare. Avrei voluto riuscire a rimanere sveglia ad ascoltare invece di crollare dal sonno a causa del doppio o triplo lavoro con orari assurdi. 
Avrei voluto delle certezze e non solo quegli odiosi eterni dubbi "se avessi fatto" "se avessi detto"...
E quando non ce la fai più, quando pure la vita ci si mette colpendoti con una delle sue ‘bordate', non puoi nemmeno permetterti di lasciarti andare alla disperazione, devi continuare a tirare sta carretta, perché sembra che, oltre alla stanchezza, pure la depressione sia un lusso concesso soltanto agli altri.
Arrivi così al momento della resa dei conti, quello in cui ti accorgi che tutta questa fatica non ha portato a ciò che avresti voluto, ma anzi, proprio a causa di tutta questa fatica le cose sono andate per il verso sbagliato.
Perché alla fine, per assurdo, il conto da pagare non arriva mai a chi se ne è lavato le mani.

mercoledì 1 luglio 2015

Polvere


Alza il tappeto e guarda lo sporco che hai nascosto sotto.
Perché lo hai fatto?
Troppo faticoso raccoglierlo?
Ti faceva paura a guardarlo?
Ti faceva schifo sentirne l'odore?
Quanti tappeti nella nostra vita, a nascondere miserie più o meno ignobili....
Ma anche paure, debolezze, sensi di colpa, piccole vergogne quotidiane.
Un colpo di scopa e via, nascoste, celate, negate.
Perché è più facile non vedere, non guardare, far finta di niente.
Ora, sposta quel tappeto ed affronta ciò che trovi.

venerdì 26 giugno 2015

Vediamo un po' ...


Mi fa sorridere il fatto che tra le persone che mi seguono su Facebook ci sia chi mi trova triste e chi felice, chi sempre arrabbiata e chi sempre a divertirmi, chi polemica e chi ironica, chi zitella acida e chi innamorata. Direi che è la dimostrazione pratica del fatto che NOI VEDIAMO CIO' CHE VOGLIAMO VEDERE.
La nostra mente ha il potere di eliminare tutto ciò che non ci serve, allo scopo di arrivare alla conclusione che già ci eravamo prefissati.
Se ad esempio nella nostra testa ci fissiamo il fatto che una persona ci sembra poco intelligente, troveremo in ogni sua azione (o post su Facebook, visto che è da lì che è scaturito questo zanzapensiero) qualcosa che ce la faccia apparire effettivamente stupida.
A volte imboccando perfino la tortuosa strada della dietrologia spiccia.
Di certo nemmeno io sono immune da questo meccanismo perverso.
Si chiama pregiudizio. 
È facile autoproclamarci persone prive di pregiudizi solo perché non abbiamo nulla contro gli omosessuali, gli stranieri, gli appartenenti ad altre religioni.
Ma pensiamo bene a quante volte abbiamo associato il concetto di 'bella' a quello di 'oca', di 'nervoso' al fatto che 'non scopa' ... si potrebbe aggiungere: 'ha cambiato totalmente look probabilmente ha l'amante', 'va sempre in quel negozio gli piacerà la commessa', 'oggi è intrattabile, avrà le mestruazioni', 'sono sposati da 20 anni avranno una vita sessuale noiosa'.
Semplici, banalissimi, scontati pregiudizi.
Per dimostrare la loro veridicità tiriamo fuori dal mazzo un sacco di carte. 
E non ci preoccupiamo di quelle che dentro al mazzo ci restano.
Sono quelle che ci potrebbero rivelare il reale stato delle cose.
Se non riusciamo a guardare oltre, almeno guardiamo bene ciò che abbiamo davanti.

martedì 23 giugno 2015

Sempre d'Austria il soglio unito.....


Ieri sera ho preso parte, assieme al mio coro, ad una rappresentazione teatrale in ricordo dei giorni in cui è scoppiata la prima guerra mondiale.
È stato narrato tutto dal punto di vista degli uomini comuni e non dei generali o dei politici.
Sono state lette delle memorie di gente della zona in cui vivo, il che ha reso il tutto ancora più toccante.
Per chi mi legge da lontano, faccio presente che a poche centinaia di metri dalle nostre case abbiamo ancora chilometri di trincee, che poco distante si trova il famoso sacrario di Redipuglia eretto in memoria dei caduti proprio su una zona sulla quale di sangue ne è stato sparso tanto.
Tralascio ciò che è la storia scritta in quanto non ho titolo per riportarne i fatti.
Quello che molti non sanno, non ricordano, o non vogliono ricordare, è che 100 anni fa la gente di qui è partita per combattere DALLA PARTE DEGLI AUSTRIACI.
Noi eravamo Austria a tutti gli effetti.
Non ci sono state insurrezioni o diserzioni di massa da parte di chi viveva in provincia di Gorizia e di Trieste. Nessuno qui aveva interesse a staccarsi da quell'impero austro ungarico che da secoli garantiva un benessere e una qualità di vita che in Italia non sussistevano.
Per tutto il resto d'Italia eravamo visti come una popolazione strana, in pratica NOI eravamo il nemico.
E così cantando insieme al coro l'abbinata del vecchio Inno Austriaco con Fratelli d'Italia, pensavo che dopo 100 anni i triestini, fatta forse eccezione per i politici che per contratto devono recitare una parte, continuano a non sentirsi parte di quell'Italia che 100 anni fa ha imposto la sua presenza.
Da brava Triestina io ho sempre vissuto tra i ricordi di chi rimpiangeva l'Austria, ho respirato quell'aria mitteleuropea emanata da edifici strade e persone, che hanno fatto sì che ci sentissimo tutti più affini a Vienna piuttosto che a Roma.
Io non mi sono mai sentita italiana, così come sentivano di non esserlo i miei nonni. Non sono bastati 100 anni a cancellare una memoria così radicata.
L'identità nazionale non può venire imposta, ognuno appartiene al popolo che sente più vicino.

domenica 21 giugno 2015

Tu chiamale se vuoi


L'amore è un'emozione fortissima, capace in pochi secondi di farti volare alle stelle e di schiacciarti sotto terra per poi ricominciare daccapo senza darti la possibilità di scendere.
E poi ci sono le emozioni.
Quelle a cui non sai dare un senso, una forma o un nome.
Non ti portano in paradiso, non ti uccidono di dolore. Ti raccolgono nella loro calda mano e ti tengono a fluttuare beato nelle loro calde carezze.
....Nutrimento vitale per la mia anima.

Avere 50 anni significa innanzitutto che la patente ti scade ogni 6 anni e non più ogni 10.  Il che potrebbe essere interessante se ave...